pillole disordinate di vite semi-serie / blog - photoblog
“[…] è una specie di elogio della solitudine, si sa non tutti se la possono permettere, non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico. Un politico solitario è un politico fottuto di solito. Però… Sostanzialmente, quando si può rimanere soli con se stessi io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante. Il circostante non è fatto soltanto dei nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo, fino alle stelle e ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni e siccome siamo simili ai nostri simili, credo si possano trovare soluzioni anche per gli altri. Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo o del romitaggio, non è che si debba fare gli eremiti o gli anacoreti, è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita, non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità, credo d’averla vissuta, mi son reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura. Invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura…”
Fabrizio De André
“«Anche questa è buona, molto buona» disse. «Ascolti un po’: “Bisognerebbe essere orgogliosi del dolore: ogni dolore ci rammenta il nostro alto livello”. Benissimo. Ottant’anni prima di Nietzsche! Ma non è questo il pensiero che cercavo… aspetti… eccolo qua. Dunque: “La maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare”. Spiritosa, vero? Certo che non vogliono nuotare. Sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare: infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero, ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà.»”
Il lupo della steppa, Hermann Hesse
ezekiel2517:
Sono diversi giorni, ormai, in cui i giornali e i TG italiani hanno un buco.
Sulle rivolte in Iran sono vuoti.
Non hanno contenuti, se non qualche foto o filmato preso da youtube (impossibili da verificare direttamente) e scarne analisi.
E questo non perchè non stia accadendo nulla in una zona cruciale del pianeta.
Nella giornata più drammatica (sabato 20) a fronte di un numero enorme di eventi imprevedibili gli aggiornamenti dei quotidiani online più evoluti erano praticamente fermi.
Mentre su Twitter e sui social media si scaricava un’alluvione di avvenimenti pronti per essere vagliati, verificati e analizzati i media italiani erano fermi alle dichiarazioni ufficiali del regime iraniano (che controllava i corrispondenti stranieri) o delle agenzie di stampa, togliendo implicitamente voce, in questo modo, all’opposizione.
Fa quasi rabbia constatare che non si tratta di scelte editoriali o politiche, che sarebbe bastato (e basterebbe) anche solo COPIARE dai siti che filtrano e aggregano online le notizie, che di certo non gli chiederebbero nulla essendo pubblici.
Il giornalismo non sta morendo, sta cambiando e il cane da guardia della democrazia deve risvegliarsi.
Reblogged from my moleskine.
“Rare tracce di fortune che si perdono alla sera da teppaglia ammanicata capace solo di opinare ponderare deliberare prevedere escogitare ideare meditare concepire elucubrare congetturare arbitrare giudicare disserrare spalancare strombazzare armeggiare appagare tracce rare di chi è capace di operare agire realizzare effettuare avverare concretare esercitare lavorare addestrare assuefare applicare elaborare manipolare arrischiare rinunciare smanovrare ammansare smandrappare detestare adorare esecrare…”
Rare tracce, Rino Gaetano
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